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Il Barbagianni

Il Barbagianni (Tyto alba Scopoli, 1769) è un rapace notturno appartenente alla famiglia dei Titonidi e all’ordine degli Strigiformi. È un predatore di micromammiferi poco specializzato, diffuso in contesti ambientali diversificati dalla pianura fino ai 1000 metri s.l.m., ma prevalentemente in zone di aperta campagna al di sotto dei 600 metri di altitudine.









In Italia è nidificante sedentario, migratore regolare e svernante parziale. La specie in Europa ha uno stato di conservazione sfavorevole ed è considerata in declino, è specie rigorosamente protetta (Convenzione di Berna, all. II) e particolarmente protetta in Italia (Legge 11 febbraio 1992, n. 157, art. 2).

Le coppie nidificanti stimate in Europa risultano 110.000 – 220.000, con spostamenti dall’Europa centrale a quella meridionale nel periodo invernale. La popolazione italiana è stimata in 6.000- 13.000 coppie nidificanti ed è considerata in generale diminuzione, seppur con locali condizioni di stabilità. Questo trend negativo ha provocato fluttuazioni nelle popolazioni di Barbagianni a partire dalla seconda metà del Novecento, per effetto soprattutto delle trasformazioni agrarie.


















Tra gli Strigiformi, il Barbagianni si dimostra una specie cosiddetta “buona campionatrice” in quanto eurifaga, cioè generalista nella predazione sui micromammiferi. Il Barbagianni, infatti, preda micromammiferi senza esercitare su di essi una marcata selezione a livello interspecifico ma prelevandoli a seconda della loro abbondanza nel territorio di caccia. 













Il Barbagianni non sminuzza le prede ma le ingerisce intere, includendo ossa e pelliccia, da cui però non ricava energia. Tutti i resti indigesti vengono rigurgitati sotto forma di borre.
Dallo studio delle borre si ricavano importanti dati sulle popolazioni delle specie preda, perché i succhi gastrici del Barbagianni dalla bassa acidità non intaccano eccessivamente le parti diagnostiche. La scarsa capacità digestiva del Barbagianni è data anche dal suo più corto intestino tenue, responsabile dell’assorbimento del cibo, rispetto ad altri uccelli. Questo adattamento si è sviluppato in particolare nelle specie che necessitano di alta manovrabilità durante la caccia di prede veloci, per cui un intestino lungo e pieno di cibo risulterebbe svantaggioso. In questo modo invece si riduce la massa corporea durante il volo e la bassa efficienza digestiva è compensata dall’alto valore nutritivo delle prede.















 

I primi risultati dello studio di mortalità sul Barbagianni, condotti integrando i dati del modulo M.C.B.I. e di iNaturalist, mostrano un preoccupante aumento dei casi registrati negli ultimi anni. Nel corso dell'indagine, sono stati documentati un numero crescente di individui trovati morti per collisioni con veicoli, indicando una potenziale minaccia per la popolazione di Barbagianni. Questo trend in aumento richiede un'attenta valutazione delle cause sottostanti e l'implementazione di misure di conservazione per proteggere questa specie di rapace notturno.

Gabriele Stanisci
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Il Barbagianni è un rapace notturno, per cui la sua vita si svolge la notte mentre di giorno rimane nascosto nei rifugi quali le cavità delle pareti rocciose, i fienili, i campanili o altre strutture artificiali.

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È monogamo. La deposizione ha luogo in genere tra marzo e luglio in cavità di rocce, di alberi o di costruzioni. Nell’anno può compiere anche due covate. Le 2-5 uova sono deposte ad intervalli di 2-3 giorni una dall’altra e l’incubazione ha inizio con la deposizione del primo uovo, per cui la schiusa è asincrona e i pulcini della nidiata mostrano un diverso grado di sviluppo. La cova si protrae per circa un mese ed è effettuata dalla femmina; il maschio può contribuire per brevi intervalli di tempo, ma il suo compito principale è quello di procurare il cibo. I pulcini sono nidicoli, s’involano all’età di circa 50- 60 giorni e raggiungono l’indipendenza a circa 3 mesi.

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